iGeneration: realtà distorta e socialità virtuale

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iGeneration: realtà distorta e socialità virtuale

Gli esperti la chiamano iGen, la generazione nata con un device digitale in mano.

I genitori del nuovo millennio fanno bene a temere che i figli stiano passando troppo tempo davanti lo schermo, infatti, secondo una ricerca finanziata dal National Institutes of Healthsi è scoperto che i ragazzi che trascorrono più di sette ore al giorno con lo sguardo incollato sui dispositivi hanno minori capacità cognitive di chi invece ne trascorre in media due.

In passato preoccupava già il tempo che i giovanissimi passavano davanti alla tv, in media due ore e mezza al giorno… niente a che vedere con le cinque trascorse oggi sui media digitali.

Oggi ci sono migliaia di ingegneri pagati per rendere il dispositivo digitale sempre più persuasivo.

Il differente utilizzo sta nel fatto chelo Smartphone sarebbe psicologicamente più stimolante del televisore, visto che invita alle interazioni social, e che a differenza di quest’ultimo si può portare ovunque.

Il problema è anche la famiglia.

Genitori che concedono il telefono a ragazzini sempre più piccoli con l’obiettivo di restare sempre in contatto. Una scelta comprensibile in una cultura che ha spinto mamme e papà alla supervisione, ma che potrebbe trasformarsi in un boomerang.

I rischi di una dis-educazione digitale sono molti: dal cyberbullismo alla distorsione della realtàdalla depersonalizzazione alla superficialità dell’informazione e dei rapporti umani, dal rispetto della privacy al rispetto della dignità di una persona, con il risultato che questa generazione è la più sicura di sempre dal punto di vista fisico, ma la più vulnerabile sotto l’aspetto emotivo.

L’abuso è un dato di fatto.

Un adolescente controlla lo Smartphone in media oltre 80 volte al giorno,passando almeno cinque ore incollato al piccolo schermo, tra social media, messaggi e giochi.

Oggi grazie alle videochat si sta insieme virtualmente.

Tutto ciò non fa altro che alimentare il senso di solitudine, perché anche se l’interazione avviene in tempo reale, quando manca il contatto fisico con l’interlocutore la conversazione resta superficiale.

Non a caso, più i teenager passano tempo online più sono infelici.